Lettera mensile Settembre 2025

Eventi chiave

È impossibile ricordarsi di quando in questa lettera si è potuto evitare di dover parlare di peggioramento della situazione geopolitica globale.

La sensazione è che nel mese di settembre si sia registrata una recrudescenza tale da portare il presidente USA D.

Trump a rivedere l’atteggiamento della prima potenza mondiale. Il raid compiuto dall’aviazione israeliana il giorno 9 sul Qatar non è certo risultato gradito a Washington ed in occasione del vertice USA-Israele di qualche giorno fa si è potuto prendere nota di come in Medio Oriente possa essere arrivato il momento di dover considerare un piano di pace con un atteggiamento diverso da quello avuto fino ad ora.

Sul fronte est-europeo, i propositi costruttivi espressi in occasione del vertice USA–Russia di metà agosto in Alaska sono stati clamorosamente smentiti dai fatti: gli attacchi contro l’Ucraina si sono intensificati e si sono registrati episodi aerei preoccupanti persino oltre i confini dei paesi direttamente coinvolti nel conflitto.

Chi ambiva a presentarsi come attore di pace si trova ora di fronte a una controparte determinata a vanificare ogni tentativo di distensione. In definitiva: si spera in qualche miglioramento in Medio Oriente mentre la realtà in Est Europa si è complicata ulteriormente.

Enfasi e sfarzo mostrati dalla Cina in occasione degli eventi tenutisi sul suo territorio ad inizio mese confermano come la guerra Russia-Ucraina in realtà sia diventato lo sfogo di una contrapposizione tra USA e Cina.

Si tratta di un dualismo sempre più marcato e con risvolti sensibili su scala globale.

“Highly unusual state.” Definizione dell’attuale situazione macroeconomica USA
fornita a seguito della riunione ordinaria della Fed dal suo presidente J. Powell.

Le banche centrali sono tornate a riunirsi dopo la pausa estiva. BCE e BNS non hanno portato particolari novità: i tassi d’interesse sono rimasti invariati ed in entrambi i casi è stato ribadito come l’attuale livello sia coerente con la necessità di avere politica monetaria “neutrale”.

Il mandato di entrambe è unico: garantire la stabilità dei prezzi, ne consegue come la crescita economica venga considerata un obiettivo indiretto. Così come a Francoforte, nemmeno a Zurigo si intravede la necessità di misure di stimolo aggiuntive.

La riunione della Fed era attesa con vivo interesse: le più recenti dichiarazioni del suo presidente J. Powell circa le difficoltà crescenti per l’occupazione avevano creato la concreta aspettativa di un taglio del costo del denaro, senza dimenticare come le pressioni di D. Trump per ridurre il tasso di riferimento abbiano creato qualche malumore in termini d’indipendenza dell’istituzione monetaria.

Grande attenzione ha riscontrato la conferenza stampa susseguente alla riunione. Powell non ha per nulla fatto mistero di come lo stato di salute dell’economia USA crei problemi di non semplice soluzione.

L’inflazione non è rientrata su quel 2% fissato dal mandato attribuito alla Fed e l’istituzione di dazi doganali crea un rischio al rialzo per questo indicatore, d’altro canto l’evoluzione dell’occupazione è altrettanto, anzi in misura maggiore, un fattore di sensibile preoccupazione.

La Fed è quindi risultata ben più attenta a quest’ultimo punto, al punto che per le prossime riunioni si prevede la necessità di continuare con la politica di riduzione del costo del denaro.

A metà mese, pochi giorni prima della consueta riunione di politica monetaria, abbiamo avuto l’occasione di assistere a una conferenza tenuta da Martin Schlegel, presidente del Direttorio della Banca Nazionale Svizzera.

Il messaggio principale emerso è stato quello della trasparenza, essenziale affinché una banca centrale possa infondere fiducia nei diversi attori economici. In tale contesto, è stato annunciato che anche la nostra banca nazionale inizierà a pubblicare un riassunto delle discussioni svolte durante le riunioni ordinarie di politica monetaria.

Ricordiamo che queste hanno luogo trimestralmente, a differenza del ritmo mensile per gli altri principali istituti centrali. Il giudizio espresso sulla situazione macroeconomica svizzera è risultato nel complesso positivo.

Schlegel ha confermato la validità della strategia adottata da tempo, nonostante i significativi cambiamenti in atto sul piano globale.

Le incertezze, ha sottolineato, non rappresentano una novità e vengono affrontate tramite la definizione di scenari alternativi, con la scelta di quello che offre la maggiore flessibilità rispetto alle tendenze in corso. In conclusione, il presidente della BNS ha dichiarato di non ravvisare alcuna necessità di modificare l’attuale approccio operativo.

Prospettive

L’ultimo trimestre dell’anno si è aperto con lo “shutdown” delle attività governative negli Stati Uniti, un evento che in passato era spesso stato scongiurato in extremis.

Questa conferma di tempi incerti si innesta in mercati i quali, nonostante tutto, mantengono un orientamento positivo, sostenuto dalla politica espansiva della Fed.

I forti movimenti registrati dalle diverse asset class nei primi mesi del 2025 rafforzano però la necessità di mantenere la massima flessibilità.

Dopo le turbolenze di inizio aprile si è rivelato vincente tornare subito ad essere costruttivi, concetto che in ogni caso fa rima con attenzione costantemente elevata.