Lettera mensile marzo 2022

Eventi chiave

In febbraio molti sono rimasti sorpresi dall’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo. Oggi, dopo più di un mese di combattimenti, siamo sorpresi della resistenza dell’esercito e della popolazione ucraini. Ai combattimenti sul terreno hanno fatto da eco le sempre più gravose sanzioni implementate dai paesi europei e dagli USA, mentre sul fronte della diplomazia per il momento il percorso sembra ancora irto di ostacoli. Molte società occidentali hanno chiuso le attività presenti sul suolo russo, mettendo ulteriore pressione su una situazione economica già deteriorata.

China is not a party to the crisis, nor does it want the sanctions to affect China.

Wang Yi, People Republic of China Foreign Minister

La diplomazia cinese è stata molto accorta nell’esprimersi in merito alla guerra in Ucraina, non condannando esplicitamente l’invasione da parte dell’esercito di Putin. Il governo di Xi Jinping si trova confrontato con una guerra interna, determinata dalla politica “zero-covid”.

Per combattere il virus non si esita a “sigillare” intere città a promuovere controlli a tappeto sulla popolazione. E’ evidente come tale approccio abbia delle ripercussioni dirette sull’economia del Paese e quindi anche sui prodotti esportati dalla Cina. I colli di bottiglia che avevano frenato alcuni settori economici negli scorsi mesi, faticano più del previsto ad essere superati. Questo fatto, combinato con la liquidità immessa sul mercato negli ultimi anni (non da ultimo per combattere la crisi creata dalla pandemia) ed alla guerra in atto, contribuisce a mantenere elevato il tasso di inflazione. I prezzi delle materie prime sono sensibilmente cresciuti: è evidente per tutti noi l’incremento del costo del petrolio (e le ripercussioni su benzina e diesel), ma ancora più emblematico è stato il movimento di alcuni metalli che hanno subito oscillazioni inimmaginabili (il nickel per esempio in un sol giorno ha fatto un balzo superiore al 100%, in un clima di estrema volatilità).

Le diverse banche centrali dovranno gestire un difficile gioco di equilibrismo per cercare di attenuare l’inflazione senza frenare eccessivamente una crescita già debole. La FED ha iniziato ad implementare una politica monetaria più restrittiva alzando i tassi di interesse e non immettendo più nuova liquidità sul mercato. La BCE per il momento mantiene una politica espansiva; sebbene C. Lagarde abbia già anticipato dei possibili cambiamenti nella seconda parte dell’anno, non si può escludere che l’impatto della guerra costringa la banca centrale europea a cambiare i propri programmi in corso d’opera.

Per quanto riguarda il petrolio, l’OPEC+ valuterà nel corso del meeting previsto in aprile se incrementare le quote di produzione; al momento, visto il parere contrario dell’Arabia Saudita (che non riscontra alcuna carenza di produzione), le aspettative rimangono contenute.

Prospettive

Il persistere della guerra in Ucraina, la continua presenza di vecchie e nuove varianti del Covid nonché la delicata situazione economica rendono estremamente difficile far delle previsioni a breve/medio termine. Abbiamo visto i mercati azionari recuperare sensibilmente dopo i primi giorni di guerra, ma ciò non significa che il trend futuro sia esclusivamente al rialzo. Sarà inoltre importante analizzare i risultati trimestrali (che verranno pubblicati nelle prossime settimane) e le proiezioni del business delle diverse società.

Si tratta quindi di valutare costantemente la situazione e l’evolversi delle diverse tematiche (guerra, economia, politica monetaria), mantenendo una flessibilità di intervento e di adattamento in caso la situazione si discosti significativamente dall’evoluzione delle ultime settimane. Non prevediamo che la volatilità che i mercati hanno recentemente vissuto si attenui, ma gli accorgimenti apportati al portafoglio (e quelli che verranno implementati) permetteranno di assorbire meglio queste oscillazioni.