Eventi chiave
In marzo i mercati finanziari si sono trovati confrontati con una "nuova" tematica di discussione: l’inflazione. La FED, per voce del proprio presidente J. Powell, ha asserito che si tratta di un fenomeno passeggero e già dal prossimo anno si potrà osservare un allentamento dell’evoluzione dell’indice dei prezzi al consumo.
Da parte sua anche la Banca Nazionale Svizzera ha confermato l’aspetto temporaneo dell’inflazione. Le medesime Banche Centrali hanno però affermato di essere disposte ad accettare un’inflazione leggermente superiore ai loro target (fissati in zona 2%), per cui al momento non si accenna ad alcun intervento sui tassi di interesse.
Di fatto, dall’ultimo meeting della FED è risultato che le probabilità di un rialzo dei tassi prima della fine del 2022 è assai improbabile e solo verso la fine del 2023 i membri votanti della FED prevedono i primi interventi sui Fed Funds Rate.
La tematica inflattiva si è sviluppata parallelamente a quella sull’evoluzione dei tassi a lungo temine, che anche in marzo hanno proseguito nella loro ascesa, ad immagine del tasso decennale statunitense, tornato sopra i livelli pre-covid.
Da sottolineare che questa evoluzione è risultata meno marcata in Europa, dove i tassi rimangono tuttora al di sotto della soglia del febbraio 2020.
"The recovery has progressed more quickly than generally expected and looks to be strengthening, still, the recovery is far from complete". Prior to liftoff, we would also need to see “actual progress, not forecast progress — and that’s a difference from our past approach."
J. Powell, Presidente Federal Reserve
Negli Stati Uniti prosegue la corsa agli aiuti /sovvenzioni: dopo il programma di 2'000 miliardi USD varato nelle scorse settimana, è attualmente al vaglio un nuovo piano di interventi (mirato soprattutto sulle infrastrutture) per un valore superiore ai 2'000 miliardi USD da spalmare sull’arco dei prossimi 8 anni.
Questa volta però una nuova voce appare nelle comunicazioni dell’amministrazione Biden: un incremento delle tasse (a partire dal ‘22) che dovrebbe portare agli Stati un significativo aumento delle entrate fiscali.
In Europa si tentenna ancora sul progetto di finanziamento “next generation”, che non raccoglie il consenso di tutti i Paesi membri. Il termine per inoltrare a Bruxelles i progetti di investimento nazionali scade a fine aprile ed al momento pochi Paesi dell’EU hanno inviato la documentazione.
Un ultimo accenno alle storiche diatribe in atto e non ancora sopite: Europa e Regno Unito continuano a litigare per i parametri BREXIT, la guerra commerciale tra Cina ed USA, seppur al momento sotto tono, vive di sporadiche fiammate e tra i Paesi dell’OPEC+ non vi è armonia in merito alle future quote di produzione di greggio.
Elementi questi che, assieme ad altri, contribuiscono a mantenere un clima di parziale incertezza sui mercati finanziari.
Prospettive
Per le prossime settimane e mesi dovremo osservare da vicino l’evoluzione dei tassi di interesse: il tasso decennale USA è salito di altri 20 pb durante il mese di marzo, arrivando ad 1.70% (rispetto allo 0.90% di inizio anno); come già scritto lo scorso mese, un movimento repentino al rialzo dei tassi a lungo termine porterebbe instabilità sugli indici azionari ed obbligazionari con conseguenze anche sugli altri asset finanziari.
Il programma di vaccinazione prosegue a livello internazionale, ma per il momento il trend di contagio non ha ancora subito una significativa inversione di tendenza. Ciò continua a bloccare le riaperture di molte attività, con pesanti conseguenze per le casse governative, impegnate a strutturare dei programmi di sostegno ed investimento.
Su fronte del commercio internazionale abbiamo assisto al blocco del Canale di Suez, che poco ha influito sull’evoluzione dei mercati finanziari. Più importante potrebbe essere, per diversi comparti, la carenza di componenti di semiconduttori: diversi settori saranno essere costretti a ridurre la loro attività in attesa di un ritorno al normale flusso distributivo dei chip.