Eventi chiave
Nel mese di aprile e nella parte iniziale di maggio i mercati hanno continuato a muoversi in un contesto dominato da due forze opposte: da un lato la forte tenuta degli utili societari, dall’altro le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il ritorno dei timori legati a dazi e tassi.
Wall Street ha mostrato una capacità sorprendente nell’ assorbire le notizie negative, arrivando a toccare nuovi massimi grazie a una stagione delle trimestrali nettamente migliore delle attese, con una crescita degli utili che si è rivelata più forte, più diffusa e più resistente di quanto previsto. In parallelo, il tema dell’intelligenza artificiale ha continuato a sostenere il comparto tecnologico, ma il movimento non è rimasto circoscritto ai soliti nomi: si è esteso a un ecosistema più ampio, includendo semiconduttori, infrastrutture, memoria, capacità di calcolo e data center, segnalando un allargamento del ciclo oltre i pochi protagonisti iniziali e una progressiva diffusione del contributo positivo degli utili lungo la filiera.
Sul fronte geopolitico, la situazione in Iran è rimasta il principale fattore di incertezza. Dopo settimane di stallo e tensioni nello Stretto di Hormuz, i mercati hanno iniziato a prezzare l’idea che il conflitto potesse non tradursi in uno shock energetico duraturo, anche perché il mercato del petrolio ha reagito in modo meno lineare del previsto.
Le continue smentite e conferme sul negoziato tra USA e Iran hanno alimentato una forte volatilità narrativa, ma senza generare un vero panico sui listini, mentre il calo del petrolio a fine maggio ha contribuito a rafforzare l’idea che il mercato stia guardando oltre la fase più acuta della crisi. In questo contesto, anche il dialogo tra Stati Uniti e Cina ha assunto un ruolo centrale, con il vertice di Pechino che ha prodotto segnali di distensione commerciale e un’intesa di facciata su Hormuz, pur lasciando aperte le questioni più delicate, in particolare Taiwan e l’equilibrio strategico nell’area del Golfo.
Il messaggio che ne è emerso è quello di un mercato capace di convivere con un livello elevato di rumore politico, purché gli sviluppi più estremi restino sotto controllo. Un altro passaggio rilevante è stato il ritorno della pressione sui tassi e sui rendimenti obbligazionari.
L’aumento del prezzo dell’energia ha inciso sui dati dell’inflazione statunitensi, riducendo il margine di manovra della Fed e rafforzando l’idea che il tema dei tassi resti centrale per i mercati nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Allo stesso tempo, le principali banche centrali hanno mantenuto un tono prudente ma sempre più orientato alla stretta monetaria, con BCE e Bank of England che hanno lasciato intendere una possibile svolta restrittiva nei mesi a venire. In sintesi, il mese è stato guidato da una combinazione di utili solidi, tensioni geopolitiche e crescente sensibilità dei mercati verso il costo del denaro, con gli investitori che hanno premiato i settori più strutturalmente esposti alla crescita degli utili e penalizzato gli asset più sensibili ai movimenti dei rendimenti e al rischio tasso, in un contesto in cui la direzione della politica monetaria è tornata a essere un elemento decisivo per l’andamento degli asset finanziari.
Prospettive
Le prospettive restano costruttive, ma con la necessaria attenzione. Il recente cambio di direzione della Fed rappresenta un passaggio importante e il mercato tenderà con ogni probabilità a testarne la solidità nei prossimi mesi, soprattutto sul fronte dei tassi e dell’inflazione.
Eventuali sorprese nella traiettoria monetaria potrebbero quindi generare fasi di volatilità, in particolare sugli asset più sensibili al costo del denaro.
Anche il Giappone merita di essere tenuto sotto osservazione, soprattutto per il livello di sorveglianza sullo yen e per i possibili effetti di eventuali interventi sul mercato obbligazionario globale.
Va infatti ricordato che il Giappone detiene ancora una quota molto rilevante di debito americano, e ogni movimento sul fronte valutario o dei rendimenti può avere ripercussioni più ampie del previsto.
Sul piano geopolitico restano da monitorare con attenzione l’evoluzione del conflitto tra Stati Uniti e Iran, auspicando che non si producano nuovi deterioramenti, e il conflitto tra Russia e Ucraina, che continua a rappresentare un fattore di instabilità. In questo contesto, restiamo alla ricerca di prodotti attivi nei vari comparti, con un profilo rischio/rendimento coerente con gli obiettivi dei nostri portafogli.