Eventi chiave
Maggio è stato un mese segnato dalle contraddizioni del nostro tempo. I toni dello scontro commerciale si sono attenuati, favorendo un dialogo più costruttivo. Per contro, sul piano militare, la speranza ha lasciato il posto all’inquietudine.
In Ucraina i combattimenti si sono intensificati e nella Striscia di Gaza la situazione è diventata semplicemente straziante.
Dal punto di vista della guerra commerciale, scatenata dalla decisione statunitense di imporre nuovi dazi doganali, è emerso con chiarezza un interesse condiviso a concentrarsi sul dialogo, nel tentativo di allentare tensioni divenute ormai difficilmente sostenibili.
Come spesso accade in ambito politico, a toni concilianti si sono alternati momenti di frizione meno costruttiva.
Tuttavia, si è percepita la volontà comune di individuare una soluzione accettabile per tutte le parti coinvolte.
Sul piano militare, le speranze di un dialogo costruttivo si sono rivelate pressoché nulle. Nei due principali teatri di conflitto, l’Ucraina e la Striscia di Gaza, si assiste a una recrudescenza delle operazioni che desta profonda preoccupazione.
I livelli di violenza raggiunti sono ormai inaccettabili per le popolazioni civili coinvolte e non si intravedono iniziative capaci di invertire questa tendenza drammatica, né si possono nutrire aspettative concrete in tal senso nel breve termine
“I would like to take this opportunity to express sincere thanks to the Swiss government for its strong support and warm hospitality as the host of this round of talks.”
S. Bessent, Segretario di Stato USA, a margine dei colloqui sino-statunitensi di Ginevra (11-12 maggio).
La macroeconomia ha offerto segnali incoraggianti su entrambe le sponde dell’Atlantico.
L’instaurarsi di tensioni commerciali aveva alimentato timori di una nuova fiammata inflazionistica e di un rallentamento della crescita, configurando lo scenario più insidioso per le banche centrali: la necessità di sostenere l’economia in un contesto di un’inflazione crescente.
I dati macroeconomici diffusi nelle ultime settimane hanno invece delineato un quadro ben diverso: il margine di manovra delle autorità monetarie non risulta al momento compromesso da pressioni inflazionistiche e l’elevata incertezza legata alle politiche commerciali non si è tradotta nella temuta frenata congiunturale.
Ad inizio mese, la Federal Reserve ha tenuto il suo meeting ordinario, atteso più per le indicazioni prospettiche che per decisioni operative (come previsto non si è proceduto a modifiche del costo del denaro). L’attenzione si è quindi concentrata sulle valutazioni del comitato direttivo in merito allo scenario futuro.
Sia il comunicato ufficiale, sia la conferenza stampa del presidente J. Powell hanno avuto il merito di rassicurare i mercati: il messaggio è stato improntato alla cautela e all’indipendenza dell’istituto.
Sono stati riconosciuti i rischi esistenti, ma al contempo è stata ribadita la disponibilità ad agire, senza però trasmettere un senso d’urgenza. Lo scenario attuale consente infatti di mantenere un atteggiamento vigile, senza che vi siano segnali imminenti di un’emergenza monetaria.
In Europa, la pubblicazione di dati congiunturali leggermente superiori alle attese ha contribuito a sostenere la fiducia dei mercati finanziari, favorendo un andamento costruttivo.
Prospettive
Le prospettive macroeconomiche sembrano voler continuare a fornire condizioni supportive e quindi le banche centrali dovrebbero poter mantenere l’atteggiamento positivo avuto nelle ultime settimane.
Da ritenere come nel corso del mese di giugno tutte le principali istituzioni monetarie terranno le loro riunioni ordinarie.
La data del 9 di luglio corrisponde al termine ultimo fissato da D. Trump per trovare degli accordi onde evitare l’istituzione di pesanti dazi doganali. In quest’ottica le contrattazioni politiche sono destinare a perdurare anche sull’arco delle prossime settimane ed a mantenere una qual certa tensione sui mercati finanziari.
Da non dimenticare infine come il periodo estivo non sia più tanto lontano, periodo normalmente contrassegnato dalla discesa dei volumi e dal conseguente aumento della volatilità.

