Eventi chiave
Dal fronte di guerra non sembra filtrare alcun raggio di luce che possa far pensare ad una prossima tregua ed all’inizio di seri colloqui atti a chiudere questa drammatica pagina della recente storia europea.
Le notizie che ci giungono dal fronte rimangono tragiche e gli effetti collaterali del conflitto si fanno vieppiù evidenti. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare nel recente passato, il primo impatto al di fuori dei confini russo ed ucraino si è materializzato sui prezzi al consumo: non solo i prezzi dell’energia sono saliti in maniera indiscriminata (seppur ultimamente questa tendenza si sia un po’ calmata), ma anche il costo dei prodotti alimentari ha marcato un incremento. Se nei Paesi sviluppati per il momento la situazione risulta gestibile, più difficile appare lo sviluppo nei Paesi emergenti (che potrebbero essere confrontati con una crisi alimentare).
L’inflazione derivante da anni di politica monetaria espansiva e l’incidenza avuta negli ultimi mesi a seguito del conflitto ucraino hanno portato le banche centrali a rivalutare la loro politica: dopo FED e BoE (tra le maggiori) anche la BCE inizierà un processo di politica monetaria più restrittiva. Un primo rialzo dei tassi è atteso per il mese di giugno/luglio, a questo ne potrà seguire un secondo in settembre (che riporterebbe i tassi di riferimento allo 0%) per finire con un ulteriore ritocco in dicembre. Il tasso di riferimento europeo potrebbe quindi tornare in zona positiva dopo circa 8 anni di politica monetarie iper-espansiva.
I fantasmi inflattivi non lasciano assolutamente tranquilli né i banchieri centrali né gli investitori: lo testimoniano le innumerevoli dichiarazioni dei rappresentanti di FED, BCE e consorelle, così come l’andamento dei mercati finanziari, contraddistinti da una volatilità ed incertezza che non si vedeva da tempo.
Fed policymakers have emphasized a commitment to act expeditiously to restore price stability, and I expect that further rate increases could put the federal funds rate in the neighbourhood of 2% by August,… Evidence that inflation is clearly decelerating will inform judgments about further tightening.
E. George, Presidente FED di Kansas City
Per far fronte alle difficoltà economiche derivanti dalla guerra alcuni Paesi stanno valutando (o hanno già implementato) delle tasse straordinarie a carico delle società attive nel comparto energetico, che grazie alla situazione contingente hanno fatto segnare degli utili straordinari.
Anche la crescita economica risente le conseguenze del momento particolare: seppur con delle sfumature diverse a dipendenza dell’area geografica considerata, sembra che in tutto il mondo sia in atto un rallentamento.
L’immagine emblematica di questa situazione ci giunge dalla Cina, che risente in maniera significativa l’impatto della politica “Covid-O”. Il Premier cinese Li Keqiang ha affermato che il Paese farà di tutto per evitare un ulteriore rallentamento economico nel corso del secondo trimestre dell’anno ed ha esortato i governi locali ad implementare delle misure atte a sostenere l’economia.
Prospettive
Con il mese di giugno inizia il processo di riduzione della liquidità immessa sul mercato da parte della Federal Reserve. La banca centrale statunitense andrà a diminuire progressivamente il suo bilancio, come annunciato negli scorsi mesi.
Contemporaneamente proseguirà con il rialzo dei tassi d’interesse al fine di combattere un’inflazione che ha raggiuto il massimo degli ultimi 40 anni. Più che probabilmente la BCE inizierà il suo processo di rialzo dei tassi in luglio (anche in questo caso i recenti dati inflattivi danno poco spazio ad aspettative diverse). Inoltre le sanzioni decise (o in fase di ratifica) nei confronti della Russia hanno un effetto significativo sull’indice dei prezzi (soprattutto in Europa).
Questi processi di rialzo sono conosciuti dagli attori finanziari, per cui non dovrebbero creare sorprese/impatti significativi sull’evoluzione degli indici, a condizione che non superino determinati livelli.
Dalla Cina ci giungono notizie più confortanti, con un significativo allentamento dei lockdown e la volontà del governo di intervenire a sostegno dell’economia. Ciò potrebbe parzialmente ovviare all’attuale difficoltà di approvvigionamento di materie prime e semilavorate che condiziona l’attività in diversi settori industriali. I prossimi mesi rimarranno comunque volatili e bisognerà restare posizionati su investimenti di ottima qualità.