Lettera mensile Aprile 2026

Eventi chiave

Schiarite, forse solo apparenti, ed ombre, decisamente concrete sullo Stretto di Hormuz: è questa la sintesi dello stato della geopolitica nel luogo più sensibile del pianeta.

Le operazioni militari sembrano oggi muoversi lungo una tregua atipica, non formalizzata nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, ma di fatto rispettata sul terreno.

La sua tenuta resta tuttavia incerta. In assenza di sviluppi, questo fragile equilibrio potrebbe anche protrarsi, se non fosse che attraverso quel passaggio transita circa il 20% dell’offerta globale di petrolio. In altri termini, il mercato ha già reagito: il prezzo del greggio è salito rapidamente nelle prime fasi del conflitto, mentre le tensioni sull’offerta iniziano a profilarsi come un rischio concreto per l’attività economica.

È una fase di stallo destinata, per sua natura, a risolversi: restano però da determinare le consequences che ne precederanno lo scioglimento.

La guerra in Medio Oriente sta producendo effetti anche sul piano politico. I rapporti tra Stati Uniti ed Europa restano improntati ad una certa freddezza, mentre la Cina torna progressivamente ad inserirsi nello scenario, soprattutto dopo la decisione di Washington di imporre un blocco della navigazione nello Stretto.

Anche l’Europa dell’Est si è rivelata essere protagonista del contesto geopolitico: l’esito delle elezioni in Ungheria ed in Bulgaria è ancora di difficile lettura, mentre appare sempre più evidente come il conflitto in Ucraina sia destinato a protrarsi, continuando a rappresentare una fonte di instabilità strutturale per il continente.

“After my term as chair ends on May 15, I will continue to serve as a governor for a period of time to be determined.”J. Powell chiarisce il suo futuro in seno alla Fed in occasione della conferenza stampa seguente alla riunione del 29.04.26

La maggior parte dei dati macroeconomici pubblicati non riflette ancora gli effetti della guerra in Medio Oriente sulle materie prime e, di conseguenza, su inflazione e comportamento dei consumatori.

Le previsioni di economisti e analisti tendono tuttavia a incorporare rapidamente scenari avversi, attenuando il rischio di sorprese negative nel breve termine. In questo contesto sarà soprattutto l’andamento del prezzo del petrolio a orientare il sentiment dei mercati finanziari.

Sul fronte delle banche centrali emergono sviluppi rilevanti. In seno alla Federal Reserve sono stati dissipati i dubbi sulla successione di Jerome Powell: il Congresso ha confermato la nomina di Kevin Warsh alla guida dell’istituto. Nel corso delle audizioni, egli ha lasciato intendere la volontà di rivedere i principali riferimenti utilizzati per orientare la politica monetaria, in particolare la forward guidance (orientamento prospettico).

L’ultima riunione presieduta da Powell, a fine mese, ha inoltre evidenziato un contesto complesso: all’interno del direttorio permangono visioni divergenti, segnale di una fase decisionale tutt’altro che lineare.

La Banca Centrale Europea si è a sua volta riunita nell’ultimo giorno del mese: come atteso non ha apportato modifiche al costo del denaro. Di maggiore interesse risultano le indicazioni prospettiche: i rischi per crescita e inflazione restano asimmetrici, con una maggiore attenzione rivolta a questi ultimi.

Una lettura che implica un aumento della probabilità di un intervento sui tassi già in occasione della riunione di giugno.

Prospettive

Al momento, più che un quadro definito, si delinea una traiettoria condizionata da variabili esogene, con le banche centrali ancorate a un approccio dichiaratamente “data dependent”.

Sul piano geopolitico, la situazione nello Stretto di Stretto di Hormuz resta il principale elemento di incertezza: la tregua di fatto osservata sul terreno appare fragile e il rischio di una riacutizzazione delle tensioni continua a rappresentare un fattore critico per i mercati energetici. In questo contesto, il prezzo del petrolio si conferma la variabile chiave, con implicazioni dirette su inflazione e crescita.

Sul fronte monetario, il passaggio di consegne alla guida della Federal Reserve introduce un ulteriore elemento di complessità, in una fase già caratterizzata da visioni divergenti all’interno del direttorio e da una crescente difficoltà nel definire un percorso chiaro di politica monetaria.

In parallelo, la stagione delle trimestrali relativa al primo trimestre non sta alimentando particolari timori: al contrario, non mancano sorprese positive, a testimonianza di una resilienza degli utili che contribuisce, almeno nel breve periodo, a sostenere il sentiment dei mercati finanziari.

Sullo sfondo, resta inoltre l’intenzione dei presidenti Xi Jinping e Donald Trump di incontrarsi: un appuntamento inizialmente previsto per aprile e successivamente rinviato a maggio, il cui esito potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di orientamento per gli equilibri geopolitici globali.