Eventi chiave
Ferragosto 2025 non è stato soltanto uno dei momenti più caldi dell’anno dal punto di vista meteorologico, ma anche sotto il profilo geopolitico.
Nel giro di tre giorni D. Trump ha dapprima incontrato in Alaska il suo omologo V. Putin e successivamente ha ricevuto alla Casa Bianca i principali leader europei, i quali hanno accompagnato V. Zelensky.
Lo sforzo per ottenere almeno una tregua tra Mosca e Kiev è stato senza precedenti e, a parole, sembrava aprire qualche spiraglio. Al momento, tuttavia, tali sviluppi non paiono destinati ad avere un impatto concreto sulla situazione sul campo.
Per Gaza, invece della tregua evocata in Ucraina, emerge fortemente l’ipotesi di una nuova escalation: il governo israeliano prepara l’occupazione di Gaza City nonostante il monito dell’esercito, aggravando una crisi umanitaria che quasi tutti riconoscono.
Il capitolo dei dazi doganali americani appare oggi di minore attualità, ridimensionato dal peso di dossier internazionali più pressanti e destinato a un ruolo quasi tecnico. Interessante far notare come la decisione sull’ammontare delle aliquote da imporre alla Cina sia oggetto di continui rinvii.
“ Trump has no authority to remove Federal Reserve Governor Lisa Cook. His attempt to fire her, based solely on a referral letter, lacks any factual or legal basis. We will be filing a lawsuit challenging this illegal action.” L’avvocato (A. Lowell) del governatore della Fed L. Cook annuncia l’inizio di una battaglia legale.
Lo spazio dedicato all’economia e alle banche centrali continua a subire la crescente intromissione della politica USA. Le pressioni affinché la Fed riduca sensibilmente i tassi d’interesse arrivano da Trump in prima persona, ma a tratti anche il Segretario al Tesoro S. Bessent si unisce al coro.
Il presidente tenta inoltre di incidere direttamente sulla composizione del comitato decisionale. Proprio in questo contesto è emersa, nelle ultime settimane, la richiesta di dimissioni di una governatrice, L. Cook, accusata di aver falsificato documenti per ottenere un mutuo.
Opinione pubblica e investitori parlano ora apertamente di un attacco diretto all’indipendenza della banca centrale: un’eventualità che, per usare un eufemismo, non sarebbe certo vista di buon occhio.
L’annuale simposio dei banchieri centrali organizzato dalla Fed di Kansas City a Jackson Hole (Wyoming), dal 21 al 23 agosto, non ha deluso le elevate attese. Nel suo intervento, il presidente della Fed J. Powell ha confermato che i rischi di un’inflazione al rialzo, alimentata dai dazi doganali, e quelli di un mercato del lavoro in contrazione delineano un quadro complesso, in quanto richiederebbero risposte opposte da parte della banca centrale.
Le aspettative erano di un Powell più inflessibile nel ribadire la priorità della lotta all’inflazione e quindi meno propenso a sostenere la crescita; le sue parole hanno invece riservato una sorpresa positiva.
Sul fronte macroeconomico, i dati diffusi in Europa e negli Stati Uniti non hanno mutato lo scenario: in vista delle riunioni di settembre, il consenso è per una BCE immobile e una Fed pronta a riavviare i tagli. Consenso confermato anche dai segnali provenienti dai vari membri dei relativi direttori.
Prospettive
Settembre è tradizionalmente il mese con la peggior stagionalità per i mercati azionari. Il ritorno dalle ferie coincide spesso con una fase in cui gli investitori tendono a privilegiare la valutazione dei rischi piuttosto che la ricerca di opportunità. In questo contesto, l’attenzione è rivolta alle decisioni di politica monetaria che le principali banche centrali saranno chiamate a prendere nelle prossime tre settimane.
Accanto alla consueta sensibilità verso i dati congiunturali e i commenti dei banchieri centrali, si inserisce oggi il tentativo dell’amministrazione Trump di influenzare direttamente l’operato della Fed: un’azione che rappresenta una fonte di incertezza raramente osservata in passato. In generale, i mercati hanno mostrato una certa freddezza nel reagire alle notizie geopolitiche, ma potrebbero dimostrarsi più vulnerabili a fattori specifici.
Un esempio è quanto accaduto lo scorso aprile: l’introduzione dei dazi doganali non generò preoccupazioni immediate sui mercati obbligazionari, ma dopo pochi giorni proprio questi furono scossi da una volatilità marcata che allarmò gli investitori.
Merita attenzione la Cina: unico Paese con cui D. Trump non ha (ancora?) introdotto dazi, proprio in questi giorni Pechino sta intensificando gli sforzi per rafforzare i propri legami internazionali e quindi contrastare la sfera d’influenza USA.

